PATOLOGIE METABOLICHE

Quando si pensa all’ortopedico si immagina soprattutto la cura di fratture, artrosi e traumi. In realtà molte malattie metaboliche hanno importanti ripercussioni sull’apparato muscolo-scheletrico e rientrano a pieno titolo nella pratica ortopedica. Si tratta di condizioni in cui un’alterazione del metabolismo — cioè dei processi chimici che regolano l’organismo — si traduce in un danno a carico di ossa, cartilagini e articolazioni.

Due grandi famiglie

Semplificando, le patologie metaboliche che interessano l’ortopedico possono essere raggruppate in due categorie. La prima riguarda il metabolismo osseo, ovvero l’equilibrio tra formazione e riassorbimento del tessuto scheletrico. La seconda comprende le malattie metaboliche sistemiche che, pur nascendo altrove, danneggiano le articolazioni depositando sostanze o cristalli al loro interno.

Le malattie del metabolismo osseo

In questo gruppo rientrano condizioni come l’osteoporosi, l’osteomalacia e il rachitismo, la malattia di Paget e le alterazioni legate al paratormone e al metabolismo del calcio. Il denominatore comune è la perdita di solidità dello scheletro: l’osso diventa più fragile, più deformabile o strutturalmente disorganizzato, con un aumento del rischio di fratture, dolore e deformità. Per approfondire, vedi l’articolo dedicato alle patologie metaboliche dell’osso.

Le malattie metaboliche che colpiscono le articolazioni

La più nota è la gotta, causata dall’accumulo di acido urico (iperuricemia) e dal deposito di cristalli di urato nelle articolazioni, con attacchi di artrite acuta molto dolorosi. Ad essa si affiancano altre artropatie da cristalli, come la condrocalcinosi (deposito di cristalli di pirofosfato di calcio). In tutti questi casi il problema metabolico si manifesta sotto forma di dolore, gonfiore e infiammazione articolare, che nel tempo possono danneggiare la cartilagine.

Perché è importante l’inquadramento ortopedico

Il ruolo dell’ortopedico è duplice: da un lato riconoscere i segni scheletrici e articolari di queste malattie, dall’altro gestirne le conseguenze — dalle fratture da fragilità al danno articolare cronico. Spesso è necessaria una collaborazione con altri specialisti (endocrinologo, reumatologo, nefrologo) per affrontare la causa metabolica di fondo.

Diagnosi e gestione

L’inquadramento si avvale di esami del sangue (calcio, fosforo, vitamina D, acido urico, marcatori del metabolismo osseo), esami strumentali come radiografie e densitometria ossea, e talvolta dell’analisi del liquido articolare. Una diagnosi precoce permette di impostare stili di vita adeguati e terapie mirate, prevenendo le complicanze più gravi.

Quando rivolgersi allo specialista

In presenza di dolori ossei o articolari ricorrenti, fratture avvenute per traumi lievi o episodi di artrite acuta, è utile una valutazione specialistica. Un percorso diagnostico corretto consente di tutelare la salute di ossa e articolazioni nel lungo periodo, con un approccio personalizzato.

Dott. Carmine Latte – Chirurgo Ortopedico | www.carminelatte.it